Condire le pietanze con il curry per due volte alla settimana aiuterebbe a prevenire demenze e morbo di Alzheimer.

Il segreto sarebbe nascosto nella curcumina, il principale ingrediente del curry, che sembra essere in grado di prevenire la formazione di placche  amiloidi nel cervello responsabili dello sviluppo delle demenze.

I ricercatori hanno studiato l’impatto di elevate dosi di curcumina per studiarne i potenziali effetti su alcuni ratti: dalle osservazioni fatte in laboratorio è emerso che la curcumina previene la formazione di nuove placche e aiuta anche a dissolvere quelle già esistenti.

Il prossimo passo, ha spiegato il ricercatore Doraiswamy , sarà quello di testare l’effetto della curcumina su placche amiliodi umane utilizzando un nuovo scanner cerebrale prima di coinvolgere pazienti affetti da Alzheimer.

Lo studioso americano ha precisato, però, che non basta mangiare grandi quantità di curry per prevenire le demenze: la ricetta migliore è quella costituita da esercizi fisico e dieta bilanciata e sana.

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La vista è un bene inestimabile, da preservare dagli stress  e dalle aggressioni esterne.
Ciò è ancora più necessario nella stagione estiva perché il sole, il cloro della piscina, ma anche l’acqua di mare talvolta inquinata possono irritare gli occhi e provocare danni più seri di quanto si creda.
I bambini, ovviamente, sono i più esposti a questi rischi, in quanto più delicati.Innanzitutto attenzione al sole! I raggi solari possono essere pericolosi per gli occhi poiché, come per la pelle, ne accelerano l’invecchiamento. Il riverbero dei raggi sul mare, ma anche degli specchi solari utilizzati per ottenere subito la desiderata “tintarella”, colpiscono l’occhio in maniera molto intensa. Inoltre, anche le lacrime, che solitamente mantengono una certa idratazione, in caso di troppo caldo o di vento, tendono ad asciugarsi, e, quindi, a non proteggere l’occhio adeguatamente. Il rischio più alto in questo caso è la congiuntivite attinica, che aumenta la sensibilità oculare a fonti di luce, accompagnata da sintomi come dolore, bruciore ed una riduzione temporanea della vista, causati dalle “bruciature” che i raggi hanno impresso sulla cornea.

Nel caso l’occhio venga a contatto con acque inquinate, è meglio risciacquarlo abbondantemente per liberarlo da qualsiasi impurità.
Il rischio maggiore, nei casi di acque inquinate, è la congiuntivite, che può essere risolta con lavaggi effettuati con soluzioni specifiche acquistate in farmacia. Se dovesse essere presente, però, anche una secrezione giallastra, allora è d’obbligo rivolgersi all’oculist.
Anche il cloro della piscina può dare problemi di irritazione oculare, poiché esso, necessario per combattere gli eventuali germi che possano formarsi nell’acqua dolce, a contatto con sostanze presenti nel sudore e nelle urine, può provocare un afflusso maggiore di sangue alla congiuntiva e provocare l’infiammazione.

Consigli utili

Innanzitutto è necessario proteggere sempre gli occhi in acqua con appositi occhialini da nuoto, adatti non solo per la piscina, ma anche al mare, al lago e sul fiume.
La protezione va messa in atto anche al di fuori dell’acqua, con occhiali da sole adatti. Accertatevi che gli occhiali abbiano il marchio CE per essere sicuri di acquistare un prodotto veramente a norma. Anche il colore delle lenti non va scelto a caso; sicuramente quelle più adatte a tutti, in generale, sono quelle di colore marrone/ambrato, che danno una buona protezione e non alterano i colori.
Le lenti azzurre, invece, pur essendo molto belle, forniscono scarsa protezione.
Se avete un difetto alla vista seguite sempre i consigli del vostro oculista; certamente saprà indirizzarvi verso il prodotto migliore e più adatto alle vostre esigenze.

 

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Il fumo è, secondo una definizione data dall’Organizzazione Mondiale della Sanità “la prima causa di morte facilmente evitabile”, responsabile ogni anno della morte di circa cinque milioni di persone in tutto il mondo per cancro, malattie cardiovascolari  e respiratorie. Un numero destinato ad arrivare a dieci milioni entro il 2030, se non saranno adottate misure efficaci.

Il fumo fa male alla salute: questo è scritto anche su ogni pacchetto di sigarette e causa diversi danni che vanno dal problema estetico al tumore. Il fumo compromette le difese immunitarie contro la placca batterica, causa ingiallimento dello smalto dei denti e aumenta il rischio di gengiviti; è causa di rapido invecchiamento e di perdita di luminosità della pelle, oltre che di un aumento del rischio di irsutismo e raceudine nelle donne fumatrici.

Ma non è a rischio solo l’aspetto estetico; numerosi sono infatti gli organi  che il fumo prende di mira fino a distruggerli: l’apparato (con rischi di cancro del polmone, della faringe, della laringe, dell’esofago e della bocca), l’apparato circolatorio (rischi di infarto del miocardio ed ictus), ma anche l’apparato riproduttivo maschile e femminile (rischi di impotenza per l’uomo e di infertilità per la donna, oltre che rischio dimenopausa precoce) dei fumatori sono seriamente più a rischio rispetto a chi non fuma; basti pensare che secondo l’OMS circa il 90-95% dei tumori polmonari, l’80-85% delle bronchiti  croniche e il 20-25% degli incidenti cardiovascolari sono causati dal fumo di tabacco.

Visto lo scenario, smettere di fumare sembra essere l’unica soluzione ragionevole. Ma come si può vincere su un’autentica dipendenza dell’organismo dalla nicotina? Il fattore psicologico è fondamentale. Si calcola che, nella maggior parte dei casi, circa il 60% dei soggetti che smettono di fumare ricade nel vizio entro tre mesi e il 75% in sei mesi e che l’astinenza porta spesso a ricominciare per brevi periodi prima di smettere del tutto.

Eppure l’elenco dei benefici garantiti dall’appendere accendino e sigaretta al chiodo è lungo e sostanzioso: dopo una settimana tutti i sensi si affinano e denti, capelli e pelle diventano più luminosi; dopo un mese si manifestano i primi miglioramenti nell’apparato respiratorio (la tosse elimina le sostanze dannose e diminuisce sensibilmente il rischio di problemi respiratori); dopo un anno scende il rischio cardiovascolare e, dopo alcuni anni, le probabilità di sviluppare un tumore o altre patologie  serie tornano ad essere all’incirca pari a quello di un non fumatore.

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